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E ‘stato un inizio bagnato per il 2014 Crushtek Australian Supermoto Championship sul circuito di Proserpina, con tutti i piloti che hanno dovuto passare dalle gomme slick a quelle rain.

Con un totale di 25 piloti che formano per la classe S2, la qualificazione ha visto Angus Reekie battere  Troy Bayliss per la prima posizione.

Gara 1 S2 -  è stata molto combattuta. Troy Bayliss dopo aver conquistato la prima posizione, senza mai voltarsi indietro, conquista la prima vittoria di giornata di classe.
Gara 2 S2 - ha visto Bayliss tagliare il traguardo a soli 0,645 davanti a Fumosa, con Ben Verhagen occupare il terzo posto quasi 8 secondi di vantaggio su Andrea McLiesh.

Le qualificazione per la classe S3 hanno visto Troy Bayliss conquistare la seconda posizione sulla griglia.
Gara 1 S3 - Troy Bayliss, ha preso subito il comando, con Jack e Luke Burgess non molto indietro. Entro la fine della gara, però, Troy ha avuto un vantaggio inattaccabile, finendo davanti a Jack di oltre 22 secondi. Gara 2 S3 - Ha visto una ripetizione della prima gara, con Bayliss che conquista 1″ di distacco al primo giro, fino ad arrivare a 32″ all’arrivo della gara.

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L’ex Campione del Mondo Superbike  Troy Bayliss, ha conquistato il titolo S2. Con 122 punti, Bayliss ha battuto il campione in carica, Andrew Mcliesh, che ha chiuso con 101 punti, e il secondo posto, al termine del weekend.
Troy ha finito il fine settimana con una seconda corona, conquistato il titolo anche nella classe S3. Dalle prove all’ultima gara, Bayliss sembrava imbattibile con un totale di 125 punti conquistati.

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Il Campionato Mondiale Superbike è tornato a Donington Park durante il fine settimana …il luogo dove tutto è cominciato nel 1988.

1998 è stata anche la prima volta per me come wild card con il team GSE Ducati e non tutto è andato secondo i piani.

A Donington ci si aspetta sempre una grande corsa e credo che questo sia merito del circuito stesso…dalla prima curva fino alla Coppice è molto scorrevole poi si arriva alle “SFoggy e si passa dal guidare aggressivi ma fluidi ad una forte rottura del ritmo con curve lente fino al traguardo. Penso che sia un buon mix e mi piace molto guidare qui.

Fin dall’inizio dell’anno, la mia scelta è stata Tom Sykes, e anche qui a Donington Park era certo l’uomo da battere visti anche i suoi risultati dello scorso anno . Quando ho visto la sua posizione in griglia non sono più stato sicuro della mia previsione .

In gara 1 ha guidato perfettamente rimontando dal 10° posto fino a conquistare la vittoria .

Gara due è stata piena di azione . Questa volta il compito di Sykes è stato un po ‘più semplice considerato che Melandri e Lowes si sono eliminati. Baz sta imparando molto e non ha certamente paura. Lui non è certo il pilota più morbido là fuori, ma lui otterrà dei grandi risultati dal lavoro che ha fatto e sta facendo. Guintoli ha lottato duramente in gara due ed è da tutta la stagione che sta guidando bene…ma cosa dire… è stata una giornata Kawasaki. Hanno davvero intensificato il loro lavoro.

Visti Davide e la sua Ducati in pole, ho pensato veramente che questa volta potessero raggiungere una vittoria. Davide sta mostrando di essere incredibilmente veloce , ma alcuni stop e qualche sfortuna sembrano essergli sempre d’intralcio. Sono sicuro che Chaz Davies sperava in una migliore gara di casa , ma due arrivi consistenti e la bella battaglia con Johnny Rea – che è appena venuto da una doppia vittoria ad Imola – dimostra che in ogni gara devi dare tutto. Finali di gara con diversi ragazzi e produttori vincenti di settimana in settimana è proprio quello che amo del Mondiale Superbike (ora io non ci sono , ovviamente).

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Questo impressionante trick sarebbe stato mostrato da Bayliss per la prima volta nel corso della Ducati Riding Experience (DRE) al Mugello della scorsa settimana, e sarebbe stata così spiegata da Bayliss ai taccuini di MCN:

E’ un trick piuttosto divertente, ed in realtà è anche abbastanza facile. Per farlo bisogna essere in seconda o terza marcia a circa 6000 giri prima di aprire il gas, ma non bisogna farlo in modo brusco: dovrebbe essere come se si volesse fare un’impennata, ma senza alzare la ruota. Bisogna mantenere l’anteriore molto scarico, e poi si lavora con il freno anteriore per rallentare un po’ la rotazione della ruota anteriore. Occorre avere la sensibilità per modulare il freno in modo che la ruota continui in una certa misura a girare, ma quando si raggiunge una certa velocità è possibile fare anche dei veri e propri ‘bloccaggi’ della ruota anteriore senza che questi vadano a compromettere la stabilità della moto. L’unico problema è che così si distrugge la gomma anteriore, che alla fine si ritrova con delle vere e proprie ‘piallate’. Basta farlo due o tre volte e la gomma è da buttare.”

Troy avrebbe detto di aver imparato questo numero facendo dirt-tracking e che gli ci è voluto un po’ per affinare la tecnica ed utilizzarla in pista con la 1199 Panigale, il ‘mezzo’ con cui ha avuto maggiormente a che fare nel suo ruolo di tester Ducati negli ultimi anni.

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Troy Bayliss, il tre volte iridato, è tornato in sella alla Ducati SBK «laboratorio» martedì 13 maggio sul circuito toscano del Mugello percorrendo quaranta giri con il miglior tempo in 1’52″6.

E’ stato bello tornare in moto - ha dichiarato Bayliss appena finita la giornata di test. - Questa mattina ho dovuto togliere un po’ di ruggine, ma non è stato così influente perché comunque le condizioni meteo sono state brutte fino all’ora di pranzo. Questo pomeriggio ho fatto dei progressi, dovrei aver tolto circa un secondo e mezzo al miglior tempo che ho fatto qui, ma poi è venuto di nuovo a piovere. Mi sarebbe piaciuto passare almeno un altro paio di giorni a provare la moto, sarebbe stato ottimo cominciare a prendere un po’ di feeling. Proprio così… speriamo di poter fare qualche altro test durante l’anno.”

Troy  viene chiamato periodicamente come tester d’eccezione per le Superbike di Ducati: «La moto è decisamente migliorata dall’ultima volta che l’ho guidata, un anno e mezzo fa. Non sono riuscito ad andare veloce come avrei voluto fare, ma le condizioni non erano quelle ideali. La moto, però, mi è piaciuta molto».

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Assen ha un posto speciale nel mio cuore, ho vinto qui il mio primo campionato mondiale nel 2001 e nonostante gli alti e bassi durante gli anni, questo circuito mi è sempre stato caro e posso dire che è una delle piste dove preferisco correre. Oggi il circuito è leggermente differente e a me piace sia in questa versione che in quella del passato anche se possiamo dire che la versione originale era più difficile da guidare.

Quest’anno le gare sono state avvincenti in tutte le classi, ed il campionato è sempre più interessante, sono rimasto veramente impressionato da Micheal Van Der Mark della Supersport 600, il Team Ten Kate è molto veloce come da tradizione, Micheal è andato fortissimo e in pieno controllo con un vantaggio enorme che gli avrebbe consentito di ridurre l’andatura ma essendo ispirato ha corso fortissimo fino alla fine…BRAVO!!

Per la classe Superbike pensavo che la Ducati avesse modo di conquistare una vittoria, i ragazzi sono stati veloci, ma durante le difficili condizioni delle qualifiche e della giornata di gara sia Loris Baz che Tom Sykes sono cresciuti molto fino alla conquista della pole da parte di Baz.

Gara 1

E’ partita in condizioni di umido, questo poteva dare a Davide Giugliano una grande opportunità di vittoria ma è andato giù illeso. Con Sylvain Guintoli che ha acquisito un largo margine, è stato Tom Sykes a compiere un errore facendo un dritto, rendendo difficile il recupero su Loris Baz e Jonathan Rea ma nonostante tutto è riuscito a riprenderli, a passarli mostrando a tutti per l’ennesima volta la sua classe. Troppo tardi gara 1 è stata fermata dalla bandiera rossa.

Gara 2

Dopo un po’ di confusione si è resa necessaria una ripartenza e penso che l’interruzione di gara chiamata da Guintoli fosse giusta. Qualcuno è caduto subito e anche se Tom Sykes è partito davanti penso non fosse in grado di ottenere ottimi risultati a causa un setup errato sulle gomme. Sylvain stava guidando forte ma è caduto all’ultima chicane, è stato un peccato perché si meritava un risultato migliore. Questi avvenimenti hanno lasciato da solo in testa Jhonny Rea e non voleva certo lasciarsi scappare una vittoria. C’è stata molta azione nelle retrovie con Alex Lowes che conquista il secondo posto e Davide Giuliano a completare il podio.
E’ stato un classico weekend di gara ad Assen dove non si hanno mai certezze sulle condizioni meteo, io non guardo mai al radar ma spalanco.

Sarò al Mugello il 13 Maggio per testare la nuova Ducati 1199 e non vedo l’ora!

Take it easy!

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Ciao ragazzi, eccovi le mie impressioni sul secondo round del Mondiale Superbike ad Aragon.

Non ho mai corso su questo circuito, sembra molto divertente ma ha una sola traiettoria corretta e per sorpassare devi prenderti i tuoi rischi o lanciare una bomba!

Tom Sykes e la Kawasaki  sono in forma e credo proprio che possano confermare il titolo piloti e con Loris Baz, che sta guidando bene,  possono anche conquistare il titolo costruttori.

Penso che quest’anno sarà combattuto, molti team sembrano essere forti, la Ducati ha trovato velocità, Davide Giugliano ha perso punti cadendo in gara uno e questo non è un bene per il suo campionato, Chaz Davies ha spinto troppo sull’anteriore cadendo in gara 2 e probabilmente Davide ha sbagliato scelta di gomma perdendo lentamente posizioni.

Alex Loves ha qualche difficoltà ad adattarsi alla Superbike, Marco Melandri vincerà sicuramente qualche gara, mi è sembrato molto meglio in gara 2 e proverà sempre qualche sorpasso nelle fasi finali di gara.
Non vedo l’ora che arrivi  Assen, un circuito che capisco di più e che renderà più facile esprimervi le mie sensazioni!

TB21

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Ernesto Marinelli, team manager del team Ducati Superbike, ha confermato che Troy Bayliss tornerà in sella alla Ducati 199 Panigale a breve.

Ne avevamo già parlato in Australia in occasione del primo Round. È a casa e si annoia un po’,” ride Marinelli. “Ed è uno della famiglia, non potevamo dirgli di no…

Troy Bayliss dovrebbe partecipare ad un test sul tracciato del Mugello il 13 maggio, appena concluso il 4 Round World Superbike di scena a Imola.

Il campionato Superbike del 2001 propone molte conferme e grandi rinnovamenti. I favoriti d’obbligo sono il campione del Mondo in carica Colin Edwards, che difende il suo primato sempre in sella alla Honda VTR e l’esperto australiano Troy Corser che dopo una sorprendente stagione in sella all’Aprilia RSV sembra pronto a puntare all’iride.
La Ducati, dopo un 2000 dalle forti emozioni, schiera la sua squadra a tre punte composta dal “rookie of the year” della stagione scorsa Troy Bayliss, dal promettente Ruben Xaus e da un Ben Bostrom chiamato a confermare quanto mostrato nell’anno precedente nel team Caracchi.
Non meno importanti sono le presenze di Hodgson e del debuttante Toseland su Ducati, Chili su Suzuki, del duo Kawasaki formato dagli inossidabili Lavilla e Yanagawa, senza dimenticare i compagni dei due favoriti al titolo, ossia Tadayuki Okada e Regis Laconi, reduci entrambi da buone stagioni nella 500.
Il via del campionato si tiene sulla pista iberica di Valencia dove Corser domina a piacimento ambedue le corse, ma la vera sorpresa è Bayliss che intasca due importanti podi che gli fanno conquistare sul campo già alla prima gara i galloni di prima guida nel team Ducati Infostrada ed infligge un duro sorpasso all’iridato Edwards che a quel punto ha già intuito chi sarà il suo vero avversario nella corsa all’iride.
La gara seguente si tiene sul pittoresco circuito sudafricano di Kyalami e mette nuovamente in risalto la grande consistenza di Bayliss che ottiene due secondi posti alle spalle del compagno di marca Bostrom, che ottiene così la prima vittoria e di Edwards che però è costretto al ritiro in gara 2, consentendo così all’australiano di casa Ducati di issarsi al comando della graduatoria generale per la prima volta in carriera.
La terza gara a Phillip Island è caratterizzata da un diluvio universale che mette in crisi tutti i concorrenti: Bayliss scatta in testa e fa subito il vuoto, ma le Honda VTR di Edwards ed Okada sembrano avere una marcia in più ed infilano il funambolo della Ducati che saggiamente si accontenta d’incamerare i punti del terzo posto che, complice l’annullamento di gara 2 per troppa acqua in pista, lo mantengono al vertice della classifica.
Le due gare successive a Sugo rappresentano un’autentica debacle per l’australiano della Ducati che fatica a raggiungere i primi 10 in classifica, ma il talento di Taree dimostra di avere un carattere d’acciaio e non si lascia demoralizzare dalla difficile situazione, riproponendosi nel successivo appuntamento di Monza come grande protagonista.
L’alfiere del team Ducati Infostrada scatta dalla pole nella gara di casa della rossa di Borgo Panigale e dopo le solite scaramucce iniziali, si allontana dal gruppo assieme al capofila Edwards con cui ingaggia uno spettacolare che raggiunge il suo apice all’ultima curva.
I due si presentano sul rettilineo che precede la Parabolica affiancati, ognuno di loro sa che chi entrerà per primo, sarà quasi sicuramente il vincitore e sono disposti a tutto pur di imporsi ed addirittura si scambiano un paio di gomitate per intimorirsi a vicenda, ma alla fine il centauro ducatista riesce a prevalere con una staccata da paura che sancisce il trionfo del nuovo Imperatore di Monza nel tripudio di una folla festante per il suo idolo.

E’ una vittoria scaccia crisi che rilancia con forza la candidatura dell’australiano all’iride, ma non è ancora finita, infatti in gara 2 Troy imperversa sul tracciato monzese ed ottiene una facile vittoria, firmando così la prima doppietta della sua breve carriera e riprendendosi la leadeship del campionato, il tutto ad un solo anno esatto dal sorpasso epico con cui si presentò nel Mondiale l’anno precedente.
Dopo un weekend opaco sul circuito di Donington, caratterizzato dai successi dell’incredibile Hodgson su Ducati privata e dell’indomabile Chili che regala l’unica vittoria stagionale ai motori a 4 cilindri, il circo della SBK si trasferisce sul circuito tedesco del Lausitzring, dove il ducatisa ottiene un’altra vittoria sulla pista viscida battendo in volata il suo ex compagno di squadra Neil Hodgson che cerca inutilmente di beffare Troy fino all’ultima curva, ma la vittoria di Edwards nella seconda manche lascia quasi inalterata la classifica.
Subito dopo si torna a Misano per il gran premio di San Marino e per i tifosi della Ducati diventerà una grande festa: in gara 1 si scatena un duro duello tra Bayliss ed il suo compagno di marca Bostrom che finalmente torna a livelli di eccellenza dopo alcuni mesi di appannamento. I due si affrontano a viso aperto senza inutili ordini di scuderia, mettendo a dura prova i loro telai a traliccio e le loro sospensioni con frenate e traiettorie al limite della fisica, ma alla fine sarà il capofila del Mondiale a prendersi la vittoria della prima manche.
Nella manche seguente Bostrom si prende la rivincita, ma Bayliss concludendo ottimo secondo mette in cascina punti importanti per la classifica di cui ormai è il leader incontrastato.
A Laguna Seca prosegue il momento magico del centauro americano della Ducati, che firma la sua prima doppietta della carriera, nonostante l’opposizione di un ritrovato Corser e del sorprendente Hodgson, bissata nel successivo weekend sul circuito inglese di Brands Hatch, ma la spaventosa superiorità di Ben non deve mettere in secondo piano l’arguta condotta di gara di Bayliss che invece di rischiare, si accontenta di alcuni piazzamenti nei primi 5 e di un podio che gli consentono di mantenere un bel margine di sicurezza sul suo diretto inseguitore Edwards che però è a sua volta incalzato dall’imperioso recupero di Bostrom.
A Oschersleben il leader del Mondiale deve ritirarsi nella prima manche per una rottura meccanica, che permette ad Edwards di recuperare punti importanti, ma in gara 2 interviene a soccorso dell’australiano il compagno di scuderia Ruben Xaus, che ottiene la sua prima vittoria dopo una stagione caratterizzata da tante cadute, “rubando” così punti preziosi a Texas Torando che conclude alle spalle dell’iberico e davanti alla 996 numero 21 del funambolo di Taree.
Ad Assen, Bayliss ha a disposizione il primo “match ball” per chiudere il discorso a riguardo del titolo iridato e l’australiano non delude le attese, ottenendo una mostruosa pole position che sembra una pesante ipoteca sul campionato.

Nella prima manche le Ducati Infostrada s’involano in formazione con Bayliss e Xaus che fanno il bello ed il cattivo tempo, ma a poca distanza da loro le segue un minaccioso Colin Edwards che non ha alcuna voglia di cedere lo scettro iridato senza combattere.
La gara vive del duello tra le due rosse di Borgo Panigale, ma questa condotta di gara risulta controproducente per le ambizioni iridate di Bayliss, così dal muretto box della Ducati viene imposto a Xaus di non infastidire più il suo capitano, che a quel punto può balzare in testa indisturbato.
La saggia scelta del team in rosso, verrà confermata qualche tornata più tardi, quando uno scroscio di pioggia fa terminare in anticipo la manche con Troy che vince davanti a Xaus ed a Edwards. Dopo questi risultati il centauro australiano della Ducati si ritrova ad un passo dal titolo, mentre l’alfiere della Honda è alle corde: solo vincendo le ultime gare potrebbe disturbare l’ascesa iridata del suo avversario, ma non sarà così.
Infatti nella seconda manche l’americano sbaglia la scelta delle gomme e le due Ducati s’involano nuovamente in testa nella medesima formazione della prima gara, con Ruben Xaus che ha il compito di scortare il suo caposquadra fino al traguardo.
A pochi giri dalla fine Edwards naviga in decima posizione, mentre i due pomponi di Borgo Panigale dominano in lungo ed in largo, pennellando le curve quasi all’unisono e facendo tuonare in coro i loro bicilindrici desmodromici.
Finalmente l’ultimo giro: ai box della Ducati tutti sono in trepida attesa e fanno i dovuti scongiuri, ma Troy continua imperterrito senza incertezze a far danzare la sua 996 tra le mille pieghe del tracciato olandese ed eccoci infine all’ultima curva.
La rossa numero 21 l’affronta con naturalezza e si lancia sul traguardo dove la bandiera a scacchi celebra il trionfo dell’australiano: Troy Bayliss è campione del Mondo, la favola del ragazzo di Taree è diventata leggenda.

In Ducati è festa grande: ad un solo anno dall’incidente in cui la squadra aveva perso il suo campione Carl Fogarty, il team bolognese torna in cima al Mondo grazie al loro nuovo fenomeno Troy Bayliss che l’aveva sostituito nella stagione scorsa, imponendosi subito come punto di riferimento per tutta la scuderia.
Dopo i festeggiamenti olandesi, si va a Imola per l’ultima corsa stagionale che Troy e la Ducati vogliono onorare degnamente, vestendosi con la livrea argento che caratterizzò la Ducati di Scott Smart che nel 1975 vinse la 200 miglia di Imola.
L’australiano parte a spron battuto ed è artefice di un duro duello col compagno di squadra Xaus e con l’Aprilia di Laconi, che dopo il buon avvio di stagione in Spagna, era rimasto coinvolto dalla scarsa competitività delle gomme Dunlop che hanno tarpato le ali anche al suo compagno di scuderia Corser.
Sfortunatamente a due giri dalla fine si sfiora il dramma, il neo iridato Bayliss cade in uscita dalla curva di Rivazza e coinvolge l’incolpevole Laconi, ma è l’australiano a riportare i danni maggiori fratturandosi una spalla.

Un infortunio che costringe il campione del Mondo a saltare l’ultima manche che sarà vinta in volata da Laconi che batte uno scatenato Ruben Xaus reduce dalla vittoria in gara 1, ma questo non rovina la grande festa di Bayliss che conclude il campionato con oltre 30 punti di vantaggio su Edwards.
Un dominio costante e gestito magistralmente dal campione australiano che sembra poter continuare anche nella stagione successiva, quando il centauro di Taree si ripresenterà al via del campionato SBK in sella alla Ducati 998 fregiandosi dell’ambito ed impareggiabile numero 1 sulla carena.

Riccardo Dalmonte
Alias: Take it easy

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Buon Compleanno alla LEGGENDA DELLA SUPERBIKE, Mr. TROY BAYLISS che oggi compie 45 anni e da ancora tanto e tanto gas.

World Superbikes - Round Two

Era il 15 gennaio 2007. Il Team Ducati Xerox era a Phillip Island per i test pre-campionato e alle 6 di mattina dell’ultimo giorno di prove Troy Bayliss bussò alla porta della villetta in cui dormiva Ernesto Marinelli.

Anche quell’anno il modenese era ingegnere di pista di Bayliss, e dormiva nel paese di Cowes, poco più di cinque chilometri a nord del circuito australiano.
Ernesto – disse Troy eccitato come un bambino la mattina di Natale – datevi una mossa. Oggi le condizioni sono buone per fare il record della pista.
Non aveva tutti i torti, perchè il cielo era un pò nuvoloso e la temperatura abbastanza bassa: la situazione meteorologica ideale per andare forte a Phillip Island, dove il sole, anche se tenue, scalda l’asfalto fino a renderlo incandescente.

Quella mattina l’australiano si era svegliato in quello che Marinelli chiama “record mode”. Alle otto e mezza era già scalpitante nel box con la tuta addosso. In pista, il semaforo verde, quello che indica l’apertura del tracciato alle moto, era ancora spento e si sarebbe accesso alle 9.

Quaranta minuti dopo, alla terza uscita, Troy fece ciò che attendeva dalle 6 del mattina: il record, ufficioso, del tracciato.
Il suo tempo fu inarrivabile: 1’30″710. Un riferimento pazzesco per l’epoca. Basti pensare che lo scorso anno (2013) Carlos Checa ha siglato in Superpole il giro più veloce del tracciato di Phillip Island col tempo di 1’30″231.

Troy fece quel 30″7 con una Ducati di tre generazioni più vecchia della Panigale guidata dallo spagnolo, perchè guidava una 999 F07, e soprattutto con gomme sei generazioni più vecchie di quelle attuali.

Rientrato nei box, visibilmente soddisfatto del suo tempo, Troy disse: “Ok, adesso facciamo la simulazione di gara così poi me ne torno a casa mia.

Quel giorno l’australiano fece qualcosa di incredibile, eppure non riuscì a replicarlo in gara un mese e mezzo dopo. Anche se vinse in gara 1 e arrivò in volata con James Toseland in gara 2.

Quel giorno, Bayliss dimostrò che convinzione di un pilota può far fare grandi cose. Ma anche che Phillip Island nessuno guidava come lui, Troy faceva la differenza nelle curve più veloci del tracciato. Nella numero 3 (la Stoner), che si affronta in quinta marcia a 240 all’ora, nella numero 8, da quarta a 210, e nella numero 12, dove a centro curva, in quinta, si è a oltre 180 all’ora e dalla quale Troy spesso usciva con le ruote oltre il cordolo.

Il suo punto di forza, ovunque, erano i curvoni veloci, dove bisogna tenere aperto. E Phillip Island esaltava questa sua caratteristica. Ma lo metteva anche in crisi, perchè accusava più dei suoi avversari problemi di “blistering“, cioè il distacco di parti del battistrada della gomma posteriore: stressava il posteriore più di tutti, perchè dava più gas degli altri.

Non a caso Troy Bayliss è il secondo pilota più vittorioso di sempre sul tracciato di Phillip Island.